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Lavoro Decontribuzione stabile per i neoassunti
Nel lungo incontro tra Governo e sindacati sulle misure allo studio per i lavoratori, è stato il ministro del Lavoro Poletti, affiancato dal consigliere economico, Marco Leonardi, e dal presidente di Anpal, Maurizio Del Conte, a presentare il pacchetto di interventi che dovrebbero entrare a far parte della prossima Legge di bilancio. I punti fondamentali dell’incontro sono stati proprio i nuovi sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani, le agevolazioni ad hoc per le imprese, le politiche attive e le nuove opportunità per i lavoratori coinvolti nelle crisi industriali. Sgravi per i primi tre anni di assunzione L'ipotesi più accreditata per favorire le assunzioni stabili (e non dunque solo fenomeni opportunistici di breve periodo) è quella che vede per i primi tre anni di contratto a tempo indeterminato firmati da un giovane uno sgravio contributivo per le imprese pari a circa il 50% degli oneri previdenziali. Il dimezzamento dei contributi dovrebbe essere permanente, nel senso che una volta applicata tale misura varrà per sempre. È, comunque, fissato un tetto massimo all'esonero, pari a 4.030 euro l’anno, contro i 3.250 euro finora ipotizzati. La decontribuzione sarebbe valida anche in caso di trasformazione di contratto a termine o apprendistato, a condizione che l’impresa non abbia licenziato nei sei mesi prima l’assunzione a tempo indeterminato del giovane, e non licenzi nei sei mesi successivi. Poletti ha anche anticipato il costo della misura: secondo le prime stime del Governo, la decontribuzione avrebbe un costo iniziale inferiore a 1 miliardo, per salire a circa due miliardi, a regime. L'Esecutivo sta lavorando anche sul limite di età per l'applicazione degli incentivi: finora la misura era stata pensata per gli under 29, ma – compatibilmente con la UE – si sta vedendo se allargare il beneficio agli under 32. Agevolazioni per le imprese Nel corso del tavolo di confronto con i sindacati, il ministro Poletti ha confermato anche l'ipotesi di una agevolazione per le imprese che investono su formazione e lavoro: dovrebbe essere concesso un credito d'imposta del 50% per le spese legate alla digitalizzazione dei processi produttivi, fino ad un massimo di 20 milioni di euro. L'incentivo fiscale è pensato per favorire la formazione aggiuntiva dei lavoratori, rispetto a quella dei fondi interprofessionali, con possibilità di estensione del beneficio anche alle Pmi, che non hanno ancora avviato percorsi di rinnovamento, ma che sono intenzionate a farlo per rimanere al passo con la rivoluzione industriale apportata dal Piano Industria 4.0. Politiche attive E' stata confermata anche la partenza ufficiale, ad ottobre, delle politiche attive, ossia dell'assegno di ricollocazione che andrà a regime proprio dal prossimo mese coinvolgendo una platea potenziale di 400-500 disoccupati. Il “voucher” dovrebbe avere un valore tra i 250 a i 5mila euro a seconda del grado di difficoltà nel reinserimento occupazionale di chi è uscito dall’azienda. In caso di crisi aziendali che portano a licenziamenti collettivi, invece, l'idea è quella di anticipare il percorso di formazione e riqualificazione del personale “in esubero”. La formazione dovrebbe scattare fin dal primo giorno di collocamento in Cigs e non solo dopo il licenziamento. Ciò non esclude, però, la richiesta di un contributo pesante alle aziende, al momento ancora al vaglio dei tecnici.


a cura di eDotto S.r.l.

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